Il Decreto-Legge 20 febbraio 2026, n. 21, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 21 febbraio 2026, introduce un insieme di misure volte a contenere i costi energetici e, al contempo, ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra gli interventi più rilevanti per il settore fotovoltaico emerge una revisione significativa delle procedure di connessione alla rete elettrica per gli impianti a terra, storicamente uno dei principali colli di bottiglia nello sviluppo dei progetti utility scale.
Infatti, negli ultimi anni, il sistema ha registrato un numero estremamente elevato di domande, spesso non supportate da un reale stato di avanzamento progettuale. Questo ha generato saturazione virtuale della capacità di rete, rallentando l’accesso per progetti effettivamente cantierabili. Il risultato pratico è stato un blocco diffuso delle connessioni anche in aree tecnicamente idonee, rallentando di fatto lo sviluppo di impianti fotovoltaici a terra già autorizzati.
Il decreto affronta questo nodo con una revisione strutturale delle regole di accesso alla rete, affiancata da un nuovo articolo, il 10-bis, introdotto direttamente nel Testo Unico FER D.Lgs. 190/2024.
Il decreto introduce criteri più stringenti per la presentazione e il mantenimento delle richieste, tra cui:
- obblighi di avanzamento progettuale minimo per mantenere la priorità;
- tempistiche più definite per la realizzazione degli impianti;
- meccanismi di decadenza automatica delle richieste non sviluppate.
L’obiettivo è liberare capacità di rete “bloccata” e renderla disponibile per iniziative concrete.
Le nuove regole per le connessioni alla rete
Il cuore della riforma è la distinzione netta tra due categorie di richieste di connessione:
le richieste relative a impianti già autorizzati o abilitati: restano garantite e non subiscono alcuna decadenza;
le richieste prive di titolo abilitativo: vengono sottoposte a nuove procedure periodiche e competitive, con allocazione degli slot di capacità disponibile su base non discriminatoria, definite da ARERA entro 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto.
Le soluzioni di connessione già rilasciate ma non ancora validate dal gestore di rete perdono efficacia con la pubblicazione dei provvedimenti attuativi di ARERA. Viene inoltre introdotto l’obbligo per Terna di pubblicare trimestralmente la capacità massima addizionale disponibile per ciascuna porzione della rete di trasmissione nazionale, aumentando la trasparenza informativa a vantaggio di investitori e sviluppatori.
Cosa significa per investitori e proprietari di terreni
Per il fotovoltaico utility scale, queste novità rappresentano un cambio di paradigma. Se da un lato aumentano i requisiti di accesso, dall’altro si riduce l’incertezza complessiva del processo.
I principali effetti attesi sono:
- riduzione delle code di connessione;
- maggiore prevedibilità dei tempi;
- incremento del tasso di realizzazione dei progetti autorizzati.
In un contesto in cui la disponibilità di punti di connessione rappresenta una risorsa critica, il decreto contribuisce a ottimizzarne l’allocazione.
Un passo concreto verso la transizione energetica
Le misure introdotte dal Decreto Bollette 2026 si inseriscono in una strategia più ampia di accelerazione della transizione energetica. Migliorare l’efficienza delle connessioni significa, in ultima analisi, aumentare la velocità con cui nuova capacità rinnovabile entra nel sistema elettrico.
Questo si traduce in:
· maggiore sicurezza energetica;
· riduzione della dipendenza da fonti fossili;
· contenimento dei costi nel medio-lungo periodo.
Il fotovoltaico a terra, per scalabilità e competitività, resta uno degli asset principali per il raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei. Intervenire sulle criticità infrastrutturali, come fa il decreto, rappresenta quindi un passaggio necessario e non più rinviabile.
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